La comunità di Sortino si prepara a vivere uno dei momenti più intensi e identitari dell’anno con il ricco programma della sua Settimana Santa .Un calendario, che intreccia fede, tradizione e partecipazione popolare, capace di richiamare ogni anno cittadini e visitatori.
Si parte stasera, Giovedì Santo, con “I Sepulcri”: nel pomeriggio le chiese del paese apriranno le porte ai fedeli per la tradizionale visita agli Altari della Reposizione, allestiti con grande cura e devozione dalle comunità parrocchiali e dai religiosi custodi degli altri edifici sacri.
Il giorno successivo, 3 aprile, Venerdì Santo, sarà il momento più suggestivo carico di pathos e da sempre atteso da tutti, non solo a Sortino ma in tutta la Sicilia. Alle 4 del mattino si rinnoverà l’antico rito di “U Nummu ru Gesù”, con la processione dalla chiesa di Santa Sofia del Cristo alla Colonna che attraverserà le vie del paese accompagnata dai tradizionali falò. Sarà come sempre la processione più lunga tra le numerose che si tengono a Sortino .Nel pomeriggio, alle ore 18, sempre nella chiesa di Santa Sofia, si terrà “Scisa a cruci”, con la predica delle ultime sette parole di Gesù sulla croce. In serata, alle ore 20, l’attesa processione del “U Signuri no Catalettu”, la processione del Cristo morto e dell’Addolorata, sempre riscaldati ed illuminati dai falò. Uno dei momenti più toccanti dell’intera settimana.
La Domenica di Pasqua un momento nuovo per Sortino ma che è già diventato trasizione. Alle ore 10.30 la Santa Messa nella Chiesa Madre, con l’arrivo del “Sarbaturi”, mentre alle ore 12 in piazza Quattro Canti si svolgerà “u scontru” : l’ incontro, tra musiche e fuochi d’artificio, tra u Sarbaturi e Maria Santissima, che al momento della corsa lascerà in velo nero. In un simbolo di gioia e rinascita.
Un programma che conferma la forza delle tradizioni religiose sortinesi e il profondo legame della comunità con i riti pasquali, resi possibili, oltre che dall’amministrazione comunale ,anche grazie al contributo delle associazioni locali come la Pro Loco che quest’anno ha chiesto di “Adottare un falò” e dei dell’Associazione Portatori do Nummu ru Gesu, che, anno dopo anno, mantengono viva una delle espressioni più autentiche della cultura popolare del territorio. (Foto dal web)




