cronaca

Eolico Augusta. AVS e GCIL. Il taglio dei finanziamenti mette a rischio il futuro industriale ed occupazionale

La riduzione delle risorse destinate all’hub dell’eolico offshore di Augusta–Punta Cugno solleva la preoccupazione di Sinistra Italiana-Avs e della Cgil di Siracusa, che vedono nel taglio dei finanziamenti un rischio per il futuro industriale e occupazionale del territorio.

«Alla fine dell’eolico offshore ad Augusta ci restano le promesse non mantenute dei governi nazionale e regionale, che tagliano del 50% i fondi promessi, e le lacrime di coccodrillo della classe politica locale, sindaco di Augusta compreso», afferma Sebastiano Zappulla, segretario provinciale di Sinistra Italiana-Avs.

Zappulla ricorda di avere sollevato già nei mesi scorsi dubbi sulla solidità del progetto. «Lo abbiamo denunciato da subito, da aprile scorso: guardate che il progetto dell’eolico offshore di Augusta non si regge su pilastri ben piantati a terra, ma su promesse costruite sull’argilla», sostiene. Tra le questioni sollevate anche la concorrenza francese, con la realizzazione di grandi progetti legati alla costruzione e all’assemblaggio delle pale eoliche.

«A giugno siamo tornati a denunciare il rischio concreto di perdere una parte consistente del finanziamento», aggiunge Zappulla. «Oggi prendiamo atto di una decisione che, se confermata, mette la parola fine al sogno di vedere ad Augusta la cantieristica dell’eolico offshore e, conseguentemente, la possibilità di rimodellare il nostro comparto industriale verso la cosiddetta transizione energetica».

Secondo il segretario provinciale di Sinistra Italiana-Avs, il rischio è quello di perdere un’altra occasione di sviluppo per il territorio. «Centinaia di posti di lavoro andranno in fumo per l’ennesima occasione persa di un territorio prima illuso e poi abbandonato dai governi Meloni e Schifani», conclude.

Sulla stessa linea, pur con toni più concentrati sulle prospettive industriali, si esprime il settore Industria della Cgil di Siracusa, che condivide le preoccupazioni espresse dal sindaco di Augusta sulla riduzione delle risorse e sulla necessità di garantire al progetto prospettive industriali certe.

Per la Cgil, la questione riguarda l’intero polo Priolo-Augusta-Melilli. «Ridurre gli investimenti destinati alla costruzione di nuove filiere industriali significa aumentare il costo occupazionale della transizione», sostiene il sindacato, sottolineando la necessità di utilizzare il patrimonio di competenze maturato nel petrolchimico per costruire nuove attività legate all’eolico offshore.

Non solo attività portuali e logistiche, dunque, ma anche costruzione, assemblaggio, installazione e manutenzione. Per la Cgil, Governo e Regione devono chiarire rapidamente quali risorse saranno effettivamente disponibili, quali opere verranno realizzate e con quali tempi.

La prospettiva indicata dal sindacato è quella di una vera transizione industriale: mentre cambiano le produzioni tradizionali, Augusta e Punta Cugno dovrebbero diventare parte di una nuova filiera capace di generare investimenti, occupazione qualificata e nuove competenze.

«Se diminuiscono le produzioni tradizionali, bisogna accelerare sulla costruzione delle nuove filiere, non ridurne gli investimenti», conclude la Cgil. «La transizione energetica deve essere transizione industriale, occupazionale e delle competenze, perché senza nuova industria e senza nuovo lavoro rischia di trasformarsi semplicemente in dismissione».

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